L’intenzione era :
1. andare [fatto!]
2. combattere [fatto!]
3. vincere [credevo di averlo fatto ma non so nemmeno se ho perso]
E allora, se non ho vinto e non ho perso, che caspita ho fatto? La parte di me più cinica, ma anche la più simpatica, suggerisce “una cazzata!“. La parte dolce e sentimentale, che tra l’altro non sapevo di avere, sussurra “hai combattutto per l’amore e sei stata la migliore“. Poi c’è una terza parte, che fa capolino da poco nella mia anima, e urla a gran voce con tono pomposo “sei una pazza sentimentalista autolesionista che non pensa più a se stessa ma vive in funzione di Amore che muove il pianeta e cio’ che gli ruota intorno. Sei nel bel mezzo di una tempesta di forti emozioni e nessuno ti ha mai detto che sarebbe stato facile, tutt’altro; nessuno ha mai detto che avresti avuto cio’ per cui combatti e ti stremi tanto. Che in amore e in guerra tutto è lecito ma tu stai ancora giocando pulito perché credi che così sia meglio, perché sai che i casini non portano da nessuna parte. Perché hai visto un futuro e perché credi alle sue parole e perché la notte ti svegli sudata e piangi in silenzio per non farti scoprire fragile. Per tutto questo soffri e per tutto questo giosci. Resisti finchè ne avrai le forze e sii orgogliosa di te“.




